Genitori e Figli
2 min

L’abbandono più grande

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Arrivata alla soglia dei 40, sento il bisogno di scrivere qualcosa che forse non ho mai espresso così chiaramente. Probabilmente avrei bisogno di trovare degli spunti e qualche risposta, ma non è facile.
Mi chiamo B., sono madre di tre splendide creature e moglie di un uomo che amo molto.

Sono laureata in architettura, ma nella vita ho scelto di fare altro, forse per il bisogno di guadagnare presto senza aspettare tirocini e specializzazioni o forse per poca fiducia in me stessa.

Abbandono più grande: la professione di architetto
Oggi faccio la segretaria in un ufficio di avvocati, guadagnando più di quello che avrei mai sperato. Sono bravina, lo ammetto, ordinata, precisa, ho buone capacità organizzative e i miei datori di lavoro mi tengono in grande considerazione. Faccio un part-time, dalle 8 alle 13, con tre figli non posso lavorare più di mezza giornata, ma questo, sinceramente, non mi dispiace affatto. Il resto della giornata lo passo tra compiti, disegni e macchinine a scontro! Però non è che nei miei sogni di ragazzina, fantasticavo di stare 5 ore seduta ad una scrivania a sistemare scartoffie e preparare pratiche. 

Non so perché non ho mai nemmeno provato a fare la mia professione, eppure mi piaceva tantissimo studiare, ho fatto anche un paio di progetti rimasti lì. Forse la mia scelta non ha un perché…è così e basta. Oppure forse mi mancava l’ambizione.

In amore ho fatto di tutto per trovare un uomo diverso da lui… diverso da chi, per chissà quali motivi, aveva deciso di abbandonarmi quando avevo 9 anni. Mio padre…Non voglio parlare di lui, non so nemmeno dove sia…ma è stato il grande assente, il buco nero della mia vita. E ancora lo è, visto che non gli ho mai chiesto (e forse mai lo farò) perché. 

Oggi, quando mio marito, abbastanza più grande di me, mi abbraccia e mi conforta nei miei momenti di buio (ho spesso abbassamenti dell’umore, per questo prendo qualche farmaco, mentre non sono mai riuscita ad affrontare un percorso di psicoterapia), sento che sono stata fortunata a trovare lui. Un uomo che mi ama, mi protegge, mi prende ogni giorno per mano.

Oggi per me questo è un traguardo importante…spero tanto però di non voltarmi mai veramente indietro e accorgermi che avrei potuto anche essere un bravo architetto…

Mando sempre via questo pensiero come fosse qualcosa di brutto, qualcosa a cui non devo pensare, ma ultimamente non ci riesco così facilmente e mi chiedo che cosa posso fare?

B.- Donna – 40 anni

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2 Commenti. Nuovo commento

  • L’esperto risponde
    Silvia Meliani
    Coach/Life Coach/Mental Coach
    17/09/2021 11:24

    Cara B,
    leggendo la tua storia mi sono sentita molto vicina in quanto mia mamma, quando avevo 8 anni, ha preso la valigia e se ne è andata lasciando me e il mio fratellino con il papà. Questa assenza sicuramente ha inciso per molto tempo nella mia vita, ma ho compreso che “lei era lei, io ero io” con la mia vita portandomi a fare scelte fino ad arrivare a fare la mia professione che adoro.

    Seguendo il commento della Psicologa Francesca Pezzoli, che ho molto apprezzato, concordo in particolare su una frase “… sacrificare la carriera di architetto rimanga un sospeso”. Aggiungo, che a 40 anni sei nel periodo ben preciso nella vita di una Donna, dove la consapevolezza di chi siamo e cosa vogliamo aumenta e ciò che abbiamo lasciato in sospeso fa capolino e vuole essere ascoltato.

    Con le ottime capacità di organizzazione che hai tu, spero possa fissare un obiettivo “nuovo” in cui credi attinente a ciò che avresti voluto fare e in piccoli step sicuramente raggiungerlo.!

  • L’esperto risponde
    Francesca Pezzoli
    Psicologo/Psicoterapeuta
    17/06/2021 16:21

    Cara B.,

    quello che emerge dalla tua storia è la consapevolezza, l’essere riuscita a collegare il tuo dolore al vuoto che tuo padre ha lasciato, senza alcun aiuto. Hai trasformato quella ferita nel bisogno non solo di ricevere, ma anche di dare amore e l’hai fatto attraverso la di creazione di una famiglia tua.

    Credo che aver deciso di sacrificare la carriera di architetto rimanga un sospeso. E allora, a mio avviso, dovresti provare a non lasciarlo sospeso, ma a dare un senso che probabilmente dentro di te conosci già.

    Una scelta non è una condanna e il metterla in discussione non significa necessariamente dover pensare ad un fallimento. Intendo dire che la strada che hai intrapreso quando hai deciso di farti una famiglia, escludendo la carriera di architetto, forse era necessaria in quel momento, o comunque inevitabile per te e la fase di vita in cui ti trovavi. Oggi potrebbe non essere più l’unica strada possibile e allora mi chiedo: perché non provare a riprendere in mano quei due progetti e partire da lì? Certo, forse ci sarà un po’ di polvere e può anche darsi che sia impossibile rimuoverla: ma che cosa ti impedisce, oggi che sei una donna che sta facendo i conti con la vita ed è riuscita a trovare il suo riscatto in una famiglia per te appagante, di provare a trovare il pezzo di soddisfazione che ti manca in qualcosa di tuo e solo tuo? Credo che ordine, precisione e buone capacità organizzative siano un’ottima base di partenza anche nel lavoro di un architetto!

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