Riflessioni Covid
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Covid-19: e se fosse successo vent’anni fa?

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Mio figlio ha 16 anni e ormai sono mesi che è davanti a un monitor. Provo ad ascoltare i suoi pensieri, a decifrare le sue emozioni, perchè non gli va tanto di parlare, e ci credo! Ha 16 anni e non può “averli”, non può incontrare i suoi amici, divertirsi alle feste, inventare nuove idee “folli” per le quali io dovrò arrabbiarmi e lui dovrà trovare il modo per farsi perdonare. Perchè avere 16 anni è questo!

Non è chiudersi in una stanza e vivere la vita tramite uno schermo. So che lui è forte e con mio marito stiamo provando a fargli pesare il meno possibile questa condizione, a parlare e a proporre attività in casa o all’aperto insieme.

All’inizio questa cosa mi rendeva molto nervosa perché pensavo a quante cose si stesse perdendo e a quanto poteva diventare “abitudine” il suo avere tutto nelle quattro mura della sua cameretta.

Dai 13 anni ho dovuto lottare con lui per farlo stare ogni tanto a casa: tra scuola, amici e sport era praticamente un ospite a casa. Quante volte mi sono arrabbiata perché la sera faceva più tardi dell’orario prestabilito dal papà e da me ma adesso quanto vorrei arrabbiarmi per un suo ritardo a casa il sabato sera.

Eppure dopo quasi un anno da quando il Covid-19 si è rubato una bella fetta della nostra vita, mi rendo conto che nonostante tutto, mio figlio e noi tutti, siamo comunque fortunati.

Il Mondo, ormai sempre connesso, ci permette di ridurre le distanze e farci sentire meno soli. 

Fosse successo vent’anni fa? Ci avete mai pensato a come sarebbe stato?

Io quando vedo mio figlio che studia davanti a un monitor so che sarà comunque preparato, quando lo vedo sorridere davanti a uno smartphone, so che quando tutto questo finirà tornerà a uscire con i suoi amici e a farmi preoccupare a casa per i suoi ritardi. Quando arriva un corriere a casa con una nuova cuffia da nuoto so che mio figlio tornerà a inseguire i suoi sogni, bracciata dopo bracciata, pensando a quanto tutto questo gli è mancato! 

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