Depressione, Disagio e Malessere
4 min

E poi arrivò il male: la temuta e latente depressione

Home / Storie di vita / Depressione / E poi arrivò il male: la temuta e latente depressione

Salve,  ho 24 anni.

Ho deciso di scrivervi perché volevo condividere con voi la mia esperienza traumatica di ex-paziente affetto da depressione, una delle più diffuse e terribili malattie psichiatriche del nostro secolo che può colpire chiunque in qualsiasi momento della vita.

A parte i miei genitori, mia sorella, il medico di base, il medico psichiatra e la psicologa, nessun altro conosce, e mai conoscerà, la drammatica e triste storia del mio disturbo mentale che ha stravolto la mia vita e cambiato radicalmente il mio modo di pensare e di vedere le persone e il mondo circostante.

Non è facile parlare pubblicamente di questa malattia tanto diffusa ma poco conosciuta.

La mia vita non è poi così diversa da quella del poeta Giacomo Leopardi. Sono pessimista, solitario, asociale, lontano anni luce dalla vita sociale del nostro bel Paese. L’unica differenza che intercorre tra me e il famoso poeta marchigiano è che lui era molto più erudito, creativo e intelligente di me.

Da bambino preferivo spesso stare da solo, giocare da solo per i fatti miei.

Ero timido, vigliacco e introverso. Non ho mai amato le feste, la compagnia di altre persone, coetanei, più piccoli o grandi di me. Tutt’al più giocherellavo con mia sorella, la secondogenita della mia famiglia, più piccola di me di tre anni. 

Non ho mai avuto amici, ovviamente.

Come potevo averli, se io di casa uscivo ogni morte di Papa?

Uscivo solo insieme ai miei genitori oppure per andare a trovare i nonni o per andare a scuola. Ero un bambino e un adolescente tutto “casa e chiesa”.

Per non parlare dei miei sentimenti amorosi, le “cotte” adolescenziali. I miei innumerevoli fallimenti d’amore con il gentil sesso, con il genere femminile.

Non sono mai stato fidanzato con una ragazza, mai avuto nessuna relazione amicale tantomeno sentimentale. Il che non vuol dire che io non mi sia mai invaghito di una ragazza, anzi. Mi innamoravo spesso di donne già impegnate o più grandi di me, ma nessuna mi ha mai corrisposto. Non so cosa significhi uscire e divertirsi con un ragazza, fidanzarsi, baciarla, accarezzarla, farci sesso, sentire il suo dolce profumo sulla mia pelle eccetera. Eppure non mi sentivo triste: ero contento, felice, stavo nel benessere più totale, ho vissuto la mia infanzia e la mia adolescente all’insegna della gioventù più spensierata.

E poi arrivò il male. La temuta e latente depressione

Stava andando tutto così bene. La mia vita procedeva nel migliore dei modi. Non mi lamentavo di niente o quasi. Facevo il giornalista, frequentavo la redazione e chiacchieravo con i miei colleghi giornalisti e con il direttore. Continuavo a fare molte esperienze nel “bene” e nel “male”. Andavo bene a scuola, ottenevo ottimi risultati. Ero amato, stimato, ammirato dalla stragrande maggioranza delle persone che mi hanno incontrato e conosciuto.

Avevo risollevato le mie sorti, avevo creato e sviluppato una personalità forte, determinata, audace. Per me stava diventando tutto possibile. Non conoscevo più la parola “impossibile”, la stavo cancellando anche dal mio vocabolario.

E poi, boom, arrivò la tremenda, spietata, crudele, insopportabile, indicibile depressione, il “male del secolo”, il “cane nero”, una delle peggiori malattie psichiatriche difficili da contrastare senza l’aiuto di un professionista. 

Quella malattia mi ha funestato stravolgendo la mia mente, il mio spirito e la mia esistenza! Quella malattia ha reso impossibile la mia vita, che ha modificato le mie abitudini quotidiane peggiorando ancora di più le mie condizioni di vita.

Quella malattia mi indebolito, mi ha depotenziato, mi ha provocato insonnia, ansia, tensione, inquietudine, isolamento totale, emarginazione assoluta, incapacità di amare, cinismo becero, strani e esagerati sbalzi d’umore, squilibrio mentale, compulsioni, ossessioni, delirio, confusione mentale.

Rinchiuso in camera, tra le quattro mura della mia umile abitazione, passavo le giornate senza fare niente, o pensando troppo alle stesse cose o non pensando a niente. Talvolta scoppiavo in lacrime, piangevo anche singhiozzando, pensando alla mia vita e al destino al quale ero sottomesso.

Mi sentivo infelice, impotente, disarmato, inerme.

Non riuscivo a fare più niente, non avevo nessuna voglia di intraprendere nessuna azione o iniziativa, non volevo campare, non volevo vivere. Volevo solo morire!

La mia mente era tormentata spesso da piani di suicidio.

Per fortuna non avevo veramente il coraggio di farlo, non me la sentivo, qualcosa di fermava, mi inibiva. Per fortuna con me c’erano i miei genitori, dispiaciuti e affranti, addolorati, esasperati e disperati insieme a me. Hanno sofferto anche loro nel vedermi in quelle pietose e indegne condizioni mentali e sociali. Mi hanno dato solidarietà e manifestato tanta generosità, come è giusto che sia.

Ecco, io non mi sono suicidato, non sono morto per mano mia, per colpa della depressione, l’ho fatto per loro, ho pensato ai miei genitori e a mia sorella, a cui voglio bene, le persone più importanti della mia vita.

Se oggi sono vivo e se sono riuscito a liberarmi PER SEMPRE dalla depressione è anche merito loro, della loro forza, della loro determinazione, del loro coraggio, del loro amore e affetto che provano verso di me.

Inizialmente non volevo farmi curare: per me era una sconfitta, era una debolezza, una rassegnazione, un’accettazione passiva della realtà e dell’assoggettamento alla volontà del destino al quale sono legato come uno schiavo remissivo. 

Dopo qualche anno di esitazione, ho chiesto aiuto e i miei genitori, come sempre, mi hanno spronato a farmi vedere da un bravo e capace medico psichiatra presso cui sono stato in cura per molti mesi. E oggi sono rinato, sono risorto.

Tra problemi vecchi e nuovi, la mia vita è comunque cambiata in meglio e non mi lamento tanto. Sono ritornato a vivere dignitosamente, ad amare e rispettare la mia vita e quella degli altri, più curante del mio stato di salute mentale e fisico, più attento e sensibile alle tematiche umanitarie, sociali e sanitarie.

Oggi mi ritrovo un carattere forte e una personalità di acciaio. Non mi fa paura niente e non ho timore di nessuno. Pregiudizi, critiche e giudici disumani e crudeli, insulti e offese non mi fanno più niente!

Diciamolo: la sofferenza, i dolori dell’anima e della mente, i disagi fisici e psicologici, i problemi quotidiani, gli ostacoli e le sfide più temibili ti fanno crescere bene e ti rendono più forte, intrepido, intransigente, determinato, sprezzante del pericolo.

Prima di concludere la mia storia vi lascio con un messaggio che ritengo molto importante. Qualora vi capitasse di beccarvi la depressione o un’altra fetente malattia mentale, trovate il coraggio e la forza di farvi ascoltare e di chiedere immediatamente aiuto il più presto possibile.

Non vi sentite soli, non vi sentite deboli, non vi rassegnate, non vi abbandonate a voi stessi, non vi buttate, non vi scoraggiate. Se chiedete aiuto, quanto prima possibile, prima che le cose possano peggiorare, ci sarà sempre qualcuno che vi tenderà la mano per aiutarvi!

I. Uomo, 24 anni

Approfondisci

2 Commenti. Nuovo commento

  • L’esperto risponde
    Chiara Crespi
    Psicologo/Psicoterapeuta
    11/08/2021 12:31

    Buongiorno I.,
    penso che la sua testimonianza sia molto preziosa in quanto può essere davvero difficile chiedere aiuto mentre si sta male. Che sia un professionista a dirlo è scontato, ma che lo testimoni qualcuno che ci è passato di persona è prezioso per altri che stanno male e non si sentono di chiedere aiuto, mentre quello è proprio il primo passo che si può fare per incamminarsi verso un cambiamento.
    Grazie per la sua testimonianza e buona continuazione!
    Un caro saluto

  • L’esperto risponde
    Francesca Pezzoli
    Psicologo/Psicoterapeuta
    13/07/2021 13:55

    Caro I.,
    grazie per la tua testimonianza di giovane uomo che ha dovuto affrontare un male così invasivo. Come sottolinei tu, si fa molta fatica a parlare di depressione, qualcuno non ci riesce mai nell’arco della propria vita. Altri invece, come te, riescono anche ad uscirne e a crescere. Non e’ facile. Spesso e’ tremendo. Soprattutto e’ terribile il senso di solitudine e disperazione che caratterizza l’esistenza di una persona depressa.
    Credo che aver avuto una famiglia alle spalle sia stato un grande supporto e un’ insostituibile paracadute. Si chiama amore: quell’amore che solo un genitore che vede il proprio figlio soffrire può esprimere. E sono sicura che anche l’amore della tua famiglia ti ha dato tutto il coraggio per non lasciarti andare e per riuscire a chiedere aiuto a dei professionisti.
    Tu sei riuscito a “non abbandonarti” e quella mano tesa verso di te, e’ stata proprio la tua!
    In bocca al lupo per tutto

  • L’esperto risponde
    Daniel Perrelli
    Psicologo/Psicoterapeuta
    06/08/2021 21:37

    Caro I. da quello che ci racconti la tua depressione sembrava corrispondere più a uno stato esistenziale, non a caso parli della tua infanzia come una sorta di ritiro all’interno di un guscio protettivo che è andato bene fino a un certo punto. Quando i moti dell’anima ti hanno portato a una rottura dei tuo sistema di vita che ha richiesto attraverso una crisi “depressiva” un nuovo livello si adattamento, chiedendo aiuto a un professionista della salute mentale. Questo è una cosa abbastanza comune in alcune persone che proprio grazie al coraggio di affrontare la propria crisi sono rinati riuscendosi a dare una nuova possibilità. Per questo ti ringraziamo per la tua testimonianza.
    Buona fortuna

Devi essere connesso per inviare un commento.
Approfondimenti
Menu