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Riprendere il controllo della mia vita: cambiamenti e mindfulness

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Ho passato 27 anni della mia vita a pensare di avere il controllo. Il controllo della mia vita, del mio percorso educativo, del mio lavoro, della relazione con il mio ragazzo, di me stessa. Ma nell’ultimo anno ho scoperto che ciò non era affatto vero. Non perché le cose andassero male, niente affatto, le cose andavano bene, ma era un bene apparente, superficiale, che non mi faceva mai sentire pienamente soddisfatta. 

Tuttavia, ignoravo queste sensazioni che puntualmente facevano capolino nella mia testa, sminuendole e cacciandole via. Ma più le ignoravo, più si facevano sentire in mille modi diversi finché fu davvero impossibile non accorgersi che qualcosa non andava quando passai un intero inverno tra influenze, tonsilliti, raffreddori e una costante sensazione di ansia e malessere.

Era come se le sensazioni, che prima popolavano solo la mia testa, ora si fossero impadronite del mio corpo. Ho capito solo dopo essere il loro modo per dirmi: “V. forza! Reagisci!”.

E così ho fatto: ho reagito alla situazione! Ho iniziato a prestare attenzione a tutte quelle cose che, anche se in apparenza positive, sotto sotto non erano giuste per me. Ho lasciato il mio ragazzo e qualche mese dopo, per motivi di lavoro mi sono trasferita in Giappone, dove ho passato 8 mesi. È stato quando mi sono ritrovata sola in questa nuova realtà che finalmente ho iniziato a mettere insieme i pezzi. 

Sono stati 8 mesi difficili, passati a lavorare su me stessa, senza sosta. Inizialmente, il mio corpo dava ancora segnali di debolezza e malessere, così intensi e inaspettati da creare una certa preoccupazione, ma in qualche modo sapevo di essere sulla giusta strada, che prima o poi sarei stata meglio, ne ero sicura. Passavo molto tempo da sola. Il Giappone non è esattamente il paese più facile dove stringere amicizie, e così cominciai a scrivere, spinta forse dal desiderio di condividere tutto quel turbinio di emozioni e sensazioni che ancora non mi aveva abbandonata. Scoprii che scrivere per me era estremamente difficile. Vedere i miei pensieri nero su bianco mi creava un forte disagio, quasi come non volessi vedere, non volessi affrontare tutto quello che accadeva dentro di me. In ogni caso, non mi diedi per vinta e questa fu la mia forza. Stavo male ma nonostante sapessi di poter contare sulle mie forze, avevo comunque bisogno di aiuto, di una guida o semplicemente di strumenti che mi aiutassero a fare chiarezza. Tutto questo mentre ero lontana anni luce dai miei amici e della mia famiglia. 

Come spesso accade, le cose di cui hai veramente bisogno arrivano da te, in un modo o nell’altro, bisogna solo prestare un po’ di attenzione e saper cogliere i segnali.

Il fatto di essere sola ha indubbiamente aiutato questo processo. Mi resi conto di essere molto più lucida e vigile, non solo di quello che accadeva attorno a me, ma anche di quello che provavo e sentivo in relazione a quella nuova realtà. Casualmente, durante le pause pranzo al lavoro, iniziai ad ascoltare numerosi podcasts che parlavano di mindfulness e tematiche relative alla salute mentale. Mi si aprì un mondo che continuo ad esplorare ancora oggi. Dai podcast passai a svariati libri finché ad un certo punto iniziai a testare su me stessa, senza troppe aspettative, alcuni degli esercizi che mi resi conto essere ricorrenti nel mondo “mindfulness”. Ripresi a scrivere. Questa volta utilizzando un libro che stavo leggendo sulla creatività, come guida. Dovevo scrivere tre pagine, a mano, ogni mattina appena sveglia. Mi scontrai nuovamente con lo stesso senso di malessere ma il libro consigliava anche di essere pazienti e così, giorno per giorno presi questa abitudine di scrivere le mie “morning pages” che si rivelarono poi fondamentali per capire meglio chi sono e finalmente non avere paura di essere onesta, prima di tutti con me stessa. Scrivere era diventato la mia terapia, la mia valvola di sfogo, il luogo dove potevo essere me stessa in tutto e per tutto senza giudizi. I MIEI giudizi, che fino ad allora mi avevano impedito di aprirmi pienamente a me stessa e agli altri. 

Qualcosa si era sbloccato in me, e nonostante ciò mi rendesse molto felice, devo ammettere che non è stato facile. È stato infatti molto doloroso, ma catartico allo stesso tempo. Necessario. Alla scrittura poi, ho affiancato la meditazione, esercizi di respirazione e attività fisica (io nello specifico ho scelto lo yoga), che nell’insieme sono stati degli ottimi alleati che tutt’ora pratico con costanza. Ora, a distanza di un anno da quando ho iniziato questo percorso, quasi involontario se così possiamo definirlo, posso dire di avere una consapevolezza che non ho mai avuto prima. Ho imparato a dare ascolto alle mie emozioni e intuizioni e a lasciarmi guidare con pazienza e curiosità. Ho imparato che parlare e confrontarsi con onestà, nel bene e nel male, sono alla base di qualsiasi rapporto umano. Ho imparato a non giudicare, niente e nessuno. Ho imparato a guardare dentro me stessa invece di cercare distrazioni esterne quando qualcosa mi turba. Ho imparato davvero molto di me stessa e continuo a imparare ogni giorno. Basta, in fondo, saper ascoltare.  

V., Donna – 27 anni

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1 Commento. Nuovo commento

  • L’esperto risponde
    Vittoria Vigo
    Psicologo/Psicoterapeuta
    17/06/2021 17:04

    Cara V.,

    l’esperienza che racconti è quella di un vero e proprio “risveglio” da una vita che non ti faceva stare bene e che, anzi, in qualche modo, intossicava il tuo corpo. Ognuno di noi ha pensato almeno una volta di poter controllare tutto: relazioni, desideri, soddisfazioni …poi a volte capita che sentiamo un malessere forte e che questo si manifesti attraverso il nostro corpo – sintomi psicosomatici–  che comincia ad “esprimersi”, parla al posto nostro, facendoci toccare con mano quel malessere.

    Spesso, molto spesso questo tipo malessere, quello che non ha ancora una forma, un modo per esprimersi, viene ignorato, in particolar modo dalle persone che ci tengono ad avere tutto sotto il proprio controllo, pensando che tutto si aggiusterà da sé… ma il più delle volte non è così.

    Tutto ciò che tentiamo di allontanare e di ignorare non se ne va, ma ritorna sotto una nuova forma.

    Tu hai avuto la capacità di non trascurare, ma provare ad affrontare il tuo malessere e l’hai fatto attraverso grandi cambiamenti. In alcuni casi abbiamo bisogno di tagliare rapporti che non ci soddisfano e scegliere strade lavorative diverse, come quella di trasferirsi in un’altra parte del mondo. Altre volte poi troviamo strategie e strumenti tutti nostri che diventano “amici” e che acquistano un valore catartico, come per te la scrittura e negli esercizi di mindfulness.

    Penso che il tuo punto di svolta sia stato l’aver compreso che il benessere interiore e, di conseguenza, esteriore, non possa che venire da noi stessi. A volte usciamo dalle nostre “paralisi” quando smettiamo di aspettarci che la serenità venga dall’esterno, dalle persone che ci ruotano intorno e dalle cose che abbiamo e conosciamo. Queste sono la cornice del quadro, ma non possono mai rappresentare il disegno.

    Sono due le parole che mi colpiscono più di ogni altra nel tuo racconto: ascolto ed onestà, che senza dubbio, non possono non andare di pari passo.

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