Ansia, Depressione, Disagio e Malessere
2 min

Toccare il fondo per risalire

Home / Storie di vita / Ansia / Toccare il fondo per risalire

Prima di tutto, chiedo Scusa.

Per troppo tempo ho guardato le persone affette dalla depressione con un velo di superficialità, pensando che la loro sofferenza fosse semplicemente una dimostrazione di debolezza e poca volontà.

Oggi sono qui a confessare il mio errore, a riconoscere che ho sottovalutato il peso e la gravità della malattia e che l’essere deboli non c’entra nulla. Mi sono sempre vista come una roccia, pronta a resistere a tutte le tempeste della mia vita.

Tuttavia, quando la depressione ha fatto irruzione nella mia esistenza, anche in un momento che non sembrava così devastante rispetto al passato, mi ha spezzato. Mi ricordo che ho iniziato a non dormire più bene fino ad arrivare al primo attacco di panico notturno. Quando ho iniziato il mio nuovo lavoro a ottobre, mi sono sentita pervasa da una sensazione di tristezza costante. Fine ottobre e novembre sono stati periodi particolarmente duri, tanto che ho deciso di consultare uno psicologo, pensando di aver toccato il fondo. C’è stato un miglioramento a dicembre, ma poi sono entrata nel vero inferno a gennaio.

Mi sono trovata paralizzata, incapace di svolgere anche le più semplici attività quotidiane.

Senza accorgermene, ho perso 5 chili in un mese, tormentata dall’idea di essere afflitta da una malattia fisica e facendo qualsiasi esame medico. A febbraio mi sono trovata ridotta a “strisciare”, divorata dall’insonnia, da crisi di panico e da un pianto che non accennava a placarsi.

Le mie crisi erano come astinenza, una privazione della felicità così dolorosa da lasciarmi segni fisici, come se mi fossi vista privata di una sostanza essenziale alla vita. Mi sono sentita intrappolata in un tunnel senza fine, in cui neanche il dolore della perdita di mio padre è riuscito a farmi sentire tanto disperata. Lì ho toccato il fondo, ho toccato il punto in cui la vita mi sembrava priva di ogni valore.

Alzarsi ogni mattina era come svegliarsi in un incubo, in un inferno dal quale sembrava non ci fosse via d’uscita. L’unica cosa che mi ha trattenuta dal cedere è stato il pensiero del dolore che avrei arrecato a coloro che mi amano. Ma dentro di me non c’era più niente, ero vuota, dispersa nell’oscurità.
Nulla aveva più significato, tutto era stato cancellato dalla sofferenza e dalla tristezza.

Ho sempre temuto di finire come coloro che avevano affrontato tormenti simili, convinta che la mia forza mi avrebbe protetta da un simile destino e che mai avrei dovuto chiedere aiuto né ricorrere ai farmaci.

Ma alla fine, come estremo atto di sopravvivenza, ho bussato alla porta dello psichiatra. Spiegandogli come mi sentivo, lui stesso è rimasto sorpreso che riuscissi ancora a presentarmi al lavoro e di aver atteso così tanto prima di chiedere aiuto. Capire perché mi sono trascurata così tanto fino a toccare il fondo è stato difficile.

La verità? È stata la paura del giudizio.

Di essere etichettata come “matta” o “debole”. Di dover farcela da sola, di dover affrontare tutto da sola. Ma alla fine, dove mi ha portato tutto ciò? A una sofferenza che non augurerei nemmeno al mio peggior nemico. Ammetterlo è difficile, perché significa ammettere delle verità che ho sempre negato.

Donna 28 anni

Approfondisci

Devi essere connesso per inviare un commento.
 

1 Commento. Nuovo commento

  • L’esperto risponde
    Francesca Pezzoli
    Psicologo/Psicoterapeuta
    08/03/2024 10:39

    Carissima,
    ti voglio innanzitutto ringraziare per aver condiviso questa testimonianza. La testimonianza di una giovane donna che si è trovata nell’oscurità da cui è difficile, se non impossibile, uscire da soli. Mi colpiscono molto i termini che utilizzi nel descrivere la tua sofferenza: paralisi, panico e vuoto. E altrettanto mi colpisce l’immagine della crisi come “astinenza dalla felicità”.
    Sei rimasta immobilizzata nel tuo dolore per paura di far soffrire gli altri e per paura di essere giudicata, ti sei trovata “dall’ altra parte” e hai capito quanto può essere duro affrontare la depressione. la tua esperienza insegna, da una parte a non sottovalutare mai il dolore altrui, dall’ altra che esiste un modo per superare l’astinenza dalla felicità. A volte basta solo trovare il coraggio e la forza per farsi aiutare.

    In bocca al lupo, affinchè l’astinenza dalla felicità possa portare a ritrovarsi e a provare quella pienezza che ci permette di essere felici

Approfondimenti
Menu